L'espansione cinese in Europa: fabbriche oltre le auto

L'espansione cinese in Europa: fabbriche oltre le auto

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L'espansione cinese in Europa: fabbriche oltre le auto

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Negli ultimi anni, il panorama automobilistico globale ha subito un significativo cambiamento, con i produttori cinesi che non si limitano più a esportare auto in Europa, ma iniziano a investire nella costruzione di stabilimenti sul territorio europeo. Questa nuova fase dell'espansione cinese punta a stabilire una presenza industriale diretta, con l'obiettivo di ridurre i costi logistici e aggirare i dazi sulle auto elettriche, rendendo così il mercato europeo, nonostante la recente frenata delle vendite di vetture elettriche, un obiettivo strategico.

La Spagna si sta affermando come il nuovo polo dell'industria automobilistica cinese. Grazie a infrastrutture moderne e a un costo dell'energia tra i più competitivi d'Europa, il paese sta attirando investimenti cinesi a un ritmo crescente. Chery, ad esempio, ha annunciato la riapertura dell'ex stabilimento Nissan di Barcellona per produrre il modello Omoda 5 entro la fine dell'anno. Parallelamente, Leapmotor ha in programma di assemblare veicoli a Saragozza, mentre Geely è in fase di acquisizione di una parte dello stabilimento Ford di Valencia, e MG sta progettando un nuovo impianto nei pressi di La Coruña.

In Ungheria, la situazione è ancora più avanzata, con BYD già attiva nella produzione della Dolphin Surf a Szeged, sebbene in volumi limitati. In Italia, l'attenzione si concentra su Cassino, dove lo stabilimento di Stellantis sta attraversando difficoltà dopo il rinvio dei nuovi modelli Alfa Romeo. BYD e Dongfeng hanno mostrato interesse per l'impianto, anche se l'amministratore delegato di Stellantis ha escluso una vendita imminente, mantenendo però il tema aperto per discussioni future.

Un'importante incognita riguarda la tipologia di impianti che i costruttori cinesi intendono realizzare in Europa. Molti esperti ritengono che inizialmente nasceranno centri di assemblaggio piuttosto che fabbriche complete. Nella prima fase, i veicoli potrebbero essere assemblati con componenti importati dalla Cina, mentre la filiera europea potrebbe entrare in gioco solo in un secondo momento. Man mano che la produzione aumenterà, è probabile che i produttori asiatici si facciano strada, occupando gli spazi lasciati liberi da un'industria europea già sotto pressione.

Per far fronte a questa crescente competizione, la Commissione Europea ha introdotto l'Industrial Accelerator Act, una proposta normativa che stabilisce vincoli più severi per gli investimenti esteri in settori sensibili come quello dell'automotive. Questa iniziativa prevede una preferenza per gli appalti e gli incentivi destinati a veicoli elettrici assemblati interamente nell'Unione Europea, richiedendo anche un certo livello di produzione locale per le componenti delle batterie.

L'introduzione di fabbriche cinesi in Europa può rappresentare un'opportunità per salvaguardare stabilimenti a rischio chiusura e creare nuovi posti di lavoro. Tuttavia, comporta anche il rischio di una maggiore competitività della componente asiatica, che potrebbe minacciare ulteriormente l'industria europea, in particolare nella filiera della componentistica. Sarà cruciale monitorare come si evolverà la situazione, per comprendere quanto spazio rimarrà per i produttori europei nel contesto di una rete industriale cinese sempre più radicata nel continente.

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